Sismabonus 2017 e classi di rischio sismico

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Il Governo, a dicembre 2016, ha approvato il DDL bilancio 2017 (disponibile qui). Il testo definitivo contiene tutte le agevolazioni fiscali e le proroghe in tema di edilizia. Vediamo quindi cosa prevede la Manovra 2017 relativamente ai sismabonus.

IL TESTO

Il testo prevede che ci siano le seguenti detrazioni fiscali, recuperabili in 5 anni fino ad una spesa massima pari a 96.000€.

Si prevedono, in particolare, per gli edifici a destinazione d’uso residenziale e produttivo, le seguenti detrazioni:

  • 50% per adozione di misure antisismiche
  • 70% per adozione di misure antisismiche con miglioramento di n.1 classe di rischio sismico
  • 80% per adozione di misure antisismiche con miglioramento di n.2 classi di rischio sismico

Per le parti comuni di condomini sono valide invece le seguenti detrazioni:

  • 50% per adozione di misure antisismiche
  • 75% per adozione di misure antisismiche con miglioramento di n.1 classe di rischio sismico
  • 85% per adozione di misure antisismiche con miglioramento di n.2 classi di rischio sismico

Tali detrazioni sono valide per tutti gli edifici ricadenti in zona sismica 1-2-3 e rientrano anche le spese effettuate per la classificazione e verifica sismica degli immobili, legate comunque alla realizzazione dell’intervento.

CLASSI DI RISCHIO SISMICO

Risulta quindi fondamentale capire come vengono definite le classi di rischio sismico. Il testo prevede che

“Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare entro il 28 febbraio 2017, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici, sono stabilite le linee guida per la classificazione di rischio sismico delle costruzioni nonché le modalità per l’attestazione, da parte di professionisti abilitati, dell’efficacia degli interventi effettuati”

Di fatto quindi, ad oggi, non sono ancora definite le modalità di individuazione della classe di rischio sismico e bisognerà aspettare, presumibilmente, fine febbraio 2017.

Presumibilmente, le linee guida introdurranno 6 classi, dalla A alla F, che indicano il rischio cui è sottoposto l’edificio e il modo in cui risponde ad un evento sismico, sia in termini di vulnerabilità sismica (resistenza al sisma della costruzione) sia in termini di rischio sismico (danni producibili dai futuri terremoti).

PROPOSTA DI I.S.I.

Mentre si aspetta che il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti rediga le linee guida definitive, è quindi possibile vedere la proposta che Ingegneria Sismica Italiana (I.S.I.) ha presentato, scaricabile qui nella versione esposta al SAIE 2016. Vediamo quali gli aspetti fondamentali.

Anzitutto è fondamentale capire che il fenomeno che si cerca di classificare ha una forte caratteristica di aleatorietà, dovuta anzitutto alla natura stessa dei terremoti ma anche all’incertezza intrinseca delle costruzioni. L’obiettivo è comunque quello di quantificare con un numero il rischio sismico sia allo stato attuale che a seguito dell’intervento.

La classificazione del rischio prevederebbe le seguenti fasi:

  • analisi di pericolosità, al fine di valutare la pericolosità del sito
  • analisi strutturale, per valutare il comportamento dell’edificio sotto l’azione sismica
  • analisi di vulnerabilità, per quantificare i danni conseguenti al raggiungimento di determinati stati limite
  • analisi di esposizione, al fine di valutare le perdite dirette, indirette e sociali conseguenti al raggiungimento di determinati stati limite. E’ curioso sottolineare che le perdite economiche, dirette ed indirette, possono essere espresse in percentuale rispetto al costo stimato di ricostruzione.

E’ quindi possibile esprimere il rischio sismico, per la sola parte economica, con un indicatore che fornisca le perdite annue medie attese, indicato con la sigla E.A.L (Expected Annual Loss)Tale indice dovrebbe fornire, quindi, una stima delle risorse necessarie per far fronte a quanto indotto dall’evento.

Risulta interessante sottolineare che tale indicatore consentirebbe l’esplicitazione del rapporto costi/benefici e quindi la valutazione oggettiva del miglior intervento da eseguire in funzione dell’edificio esistente e dell’obiettivo da perseguire. Tale indicatore dovrebbe quindi individuare l’appartenenza ad una classe di rischio sismico del fabbricato (analogamente a quanto succede per l’ APE). L’indicatore verrebbe poi espresso in rapporto al costo di costruzione del fabbricato.

Secondo il medesimo studio, un edificio costruito secondo le norme sismiche moderne possiede un EAL pari tra 0,50% e 1,00% del costo di costruzione e dovrebbe appartenere alla categoria A o B rispettivamente, mentre per un edificio costruito in assenza di norme sismiche, si parlerebbe di EAL maggiori del 2,50% del costo di costruzione e classi D-E-F.

Questo tipo di indicatore permetterebbe quindi di:

  • definire un criterio per il rilascio dei contributi
  • aiutare la definizione dei piani della Protezione Civile
  • aiutare nella scelta tra migliorare o demolire-ricostruire un edificio esistente
  • aiutare nell’erogazione di contributi post-evento

Da un punto di vista amministrativo, questo tipo di indicatore potrebbe aiutare quindi anche la pianificazione per gli interventi in edifici pubblici, istituire criteri di premialità per gli interventi in edifici privati e per l’erogazione di contributi.

L’aspetto più importante, secondo me, sarebbe soprattutto l’introduzione di un meccanismo che premierebbe economicamente gli edifici costruiti con criteri antisismici tramite una migliore valutazione nel mercato immobiliare. Si aumenterebbe, di conseguenza, quindi anche la sensibilità rispetto alla problematica del rischio sismico. In modo totalmente analogo a quello che è avvenuto, ed avviene, per il risparmio energetico.

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Fabbro Massimo

Specializzato in progettazione strutturale, si occupa anche di gestione delle pratiche edilizie e di progettazione delle reti di scarico. Collabora da alcuni anni con lo studio idrogeo.org